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Facciamo il punto sulla violenza di genere

Cos’è violenza? “Con riferimento a persona, la caratteristica, il fatto di essere violento, soprattutto come tendenza abituale a usare la forza fisica in modo brutale o irrazionale, facendo anche ricorso a mezzi di offesa, al fine di imporre la propria volontà e di costringere alla sottomissione, coartando la volontà altrui sia di azione sia di pensiero e di espressione, o anche soltanto come modo incontrollato di sfogare i proprî moti istintivi e passionali”: questa è la prima, e non l’unica, definizione che troviamo cercando la parola “violenza” sul sito della Treccani.

Finché è il primo significato su un dizionario va bene, il problema insorge quando questo viene a essere anche il primo concetto che ci viene in mente se pensiamo alla violenza, perché è una cosa che si estende molto di più di così: violenza è qualsiasi atteggiamento o azione che limiti la libertà o non rispetti i diritti di qualcun altro ed è un fenomeno piuttosto diffuso, soprattutto verso certe categorie di individui, che sono erroneamente considerati più deboli o in qualche modo inferiori. Però non è giusto che qualcuno sia considerato inferiore per qualunque motivo, è disumano. Così come è disumano pensare che un essere umano possa prendere il controllo su un altro, perché vorrebbe dire che ci sono vite che valgono più di altre solo perché sono le vite di persone che nascono con diverse caratteristiche. È un pensiero che ovviamente non ha senso, ma che purtroppo è ancora ampiamente diffuso e applicato.

Due fenomeni importanti di violenza sono i femminicidi e la violenza sulle donne. Nel 2024, secondo i dati del Ministero degli Interni, più della metà delle donne che sono state uccise, sono state vittime del partner o ex partner, inoltre ci sono dati preoccupanti anche su altri reati di violenza di genere, cioè verso una donna in quanto donna. Ad esempio, possiamo vedere da qualsiasi statistica che crimini come atti persecutori, maltrattamenti e violenze sessuali sono molto frequenti e per la maggior parte sono commessi contro le donne. In effetti, la violenza sulle donne non è un fenomeno lontano da noi: quanto spesso noi donne veniamo molestate (verbalmente o fisicamente), quanto spesso sentiamo fenomeni di revenge porn o di stupri, anche in luoghi pubblici, quanti femminicidi vengono commessi? Eppure, i modi per denunciare tutto ciò ci sono: cosa non funziona?

Non penso ci sia una sola risposta a questa domanda, e non so se c’è una risposta giusta, ma probabilmente non funziona la società, che mette sempre la vittima in una posizione di vergogna, come se fosse quasi colpa sua e accusandola di esagerare. In più c’è un altro problema: c’è necessità di educare al riconoscimento dei segnali di violenza e di trattare più spesso, per sensibilizzare, questi argomenti. Pensiamo a un caso molto vicino a noi, a Piacenza: quando ha perso la vita Aurora Tila, lo scorso ottobre, si è parlato della vicenda, ma vagamente, senza insistere tanto sulle problematiche che hanno portato a questa tragedia, senza cercare di risolverle. In più, dopo poco tempo si è smesso di parlare di questi argomenti, come se non fosse successo nulla. Questi comportamenti non fanno che contribuire al ciclo perpetuo della violenza, perché così le vittime non sono veramente tutelate. Bisogna ricordare che la violenza non è solo negli atti clamorosi e così atroci, ma è infima e potrebbe esistere anche nei comportamenti quotidiani, dunque è importante riconoscerla e condannarla in ogni sua forma.

È fondamentale non parlarne quando è troppo tardi, ma svolgere prima una corretta educazione e sensibilizzazione in modo che nessun abuso e nessuna violenza siano più tollerati dalla società, e per rompere questo ciclo serve un impegno collettivo. La lotta contro questo fenomeno non deve essere fatta solo da chi potrebbe esserne vittima, perché è una responsabilità di tutti costruire un ambiente sicuro per la comunità; quindi, dobbiamo chiederci tutti una cosa: stiamo facendo davvero la nostra parte?

Linda Bossalini

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